La memoria che attraversa questo progetto non è evocazione astratta, ma il risultato di un lavoro di ricerca lungo, paziente e minuzioso. Tutto ha avuto origine dallo studio dell’albero genealogico della mia famiglia, sia paterna sia materna: un’indagine che mi ha condotto a ricostruire le linee familiari fino agli inizi del Settecento attraverso la consultazione sistematica di atti di nascita, matrimonio e morte.
Un ruolo centrale in questo percorso è stato svolto dal Portale Antenati del Ministero della Cultura
(https://antenati.cultura.gov.it/), che mi ha consentito di accedere a migliaia di documenti digitalizzati provenienti dagli Archivi di Stato. È tra quei registri ingialliti, quelle grafie antiche e quelle pagine dimenticate che ho potuto ricostruire con precisione una storia familiare rimasta a lungo frammentaria.
La documentazione rinvenuta ha permesso non solo di confermare ciò che la tradizione orale tramandava, ma anche di precisarlo e, in alcuni casi, di confutarlo. È così emerso con chiarezza che il ramo materno della mia famiglia era legato al commercio e che gestiva una putìa di tabacchi in via Alessandro Paternostro, nel cuore di Palermo. Dai registri civili ed ecclesiastici ho potuto ricostruire con esattezza i luoghi di nascita e di morte, le strade percorse, le chiese in cui furono celebrati i matrimoni, restituendo a quei nomi una geografia reale e verificabile.
Ogni dato è stato sottoposto a un controllo rigoroso, quasi spasmodico, perché nulla fosse affidato all’approssimazione. Questa attenzione al dettaglio ha guidato anche la scrittura del romanzo: dai luoghi degli incontri alle battaglie, dai nomi degli avvocati desunti dagli atti ufficiali ai piroscafi citati nei documenti d’epoca, ogni elemento narrativo poggia su fonti accertate e su riscontri documentali puntuali.
L’obiettivo di questo lavoro va oltre la ricostruzione genealogica o storica. È il tentativo di dare voce a storie dimenticate, a vite rimaste ai margini dei grandi racconti ufficiali, ma che hanno contribuito, con il loro lavoro, le loro scelte e talvolta il loro sacrificio, a dare onore alla Sicilia intera. Restituire dignità a queste esistenze significa riconsegnarle alla memoria collettiva, sottraendole all’oblio e riportandole nel luogo che spetta loro: quello della Storia vissuta, fatta di uomini e donne reali.

FAQ
Come hai condotto la ricerca storica alla base della saga? Tutto è partito dalla ricostruzione dell’albero genealogico della mia famiglia. Ho consultato sistematicamente migliaia di documenti digitalizzati attraverso il Portale Antenati del Ministero della Cultura, accedendo agli Archivi di Stato. Atti di nascita, matrimonio e morte hanno permesso di ricostruire le linee familiari fino agli inizi del Settecento.
Come distingui storia vera e invenzione narrativa nei romanzi? Ogni elemento verificabile — luoghi, nomi, date, eventi storici — poggia su fonti documentali accertate. Dai nomi degli avvocati desunti dagli atti ufficiali ai piroscafi citati nei documenti d’epoca, nulla è affidato all’approssimazione. L’invenzione narrativa entra solo dove i documenti tacciono, per dare voce e umanità a ciò che la carta non può restituire.
La tradizione orale ha avuto un ruolo nella ricerca? Sì, ma con spirito critico. La documentazione archivistica ha in alcuni casi confermato ciò che la tradizione orale tramandava, in altri casi lo ha precisato e talvolta confutato. I documenti hanno sempre l’ultima parola.
Quali archivi hai consultato? La fonte principale è il Portale Antenati del Ministero della Cultura. Ho consultato registri degli Archivi di Stato siciliani, atti ecclesiastici e civili relativi alla città di Palermo e ai comuni limitrofi tra il XVIII e il XIX secolo.