By VitoLaMarca Autore
C’è un momento in cui smetti di cercare conferme e cominci a raccontare.
Questo è il momento in cui diventi autore. Non prima. Non quando hai finito di leggere, non quando hai riempito cartelle di appunti. Quando smetti di chiedere il permesso alla storia e inizi a darle una voce.
Il problema degli archivi
Chi scrive romanzi storici conosce la dipendenza. Si chiama documento.
All’inizio è sana: vuoi capire com’era fatta una strada, cosa si mangiava, come funzionava un contratto di affitto nel 1847. Leggi, cerchi, verifichi. Bene. È il lavoro.
Ma poi arriva il momento, e arriva sempre, in cui il documento diventa un alibi. Finché cerco non devo scrivere. Finché non ho la certezza assoluta non devo espormi. Finché non ho trovato quella data, quel nome, quell’atto notarile, posso ancora aspettare.
Ho vissuto mesi in quella trappola. Ho cercato cose che probabilmente non esistevano più, bruciate in qualche incendio ottocentesco, perse in un trasloco, mai trascritte. E nel frattempo la storia aspettava.
La memoria non ha bisogno di permesso
A un certo punto mi sono fermato e ho guardato quello che avevo.
Avevo mia madre. Avevo le storie che si raccontavano a tavola quando ero bambino e non capivo ancora bene cosa fossero. Avevo Palermo, le sue strade, i suoi odori, i suoni di un mercato che esiste ancora. Avevo la voce di una città che non cambia del tutto, mai.
Nessun archivio dà questo.
La memoria familiare non è meno vera di un documento notarile. È un’altra forma di verità. Meno precisa nelle date, più precisa nelle emozioni. Meno affidabile nei nomi, più affidabile in quello che conta: perché quella persona ha fatto quella scelta, cosa ha perso, cosa sperava.
Quando ho smesso di cercare la conferma e ho cominciato ad ascoltare quello che già sapevo, il romanzo ha preso a muoversi.
Autorità narrativa: cos’è davvero
Si parla molto di voce nella scrittura. Ma c’è una cosa più concreta, che viene prima della voce: è l’autorità.
L’autorità narrativa non è arroganza. Non è decidere di sapere tutto. È qualcosa di più semplice e più difficile insieme: è la disponibilità a stare dentro la storia senza scusarsi continuamente.
Uno scrittore senza autorità narrativa si vede subito. Esita. Si giustifica. Mette troppe note, troppi forse, troppi probabilmente. È come un attore che guarda il pubblico invece di guardare l’altro personaggio. Si sente che non ci crede del tutto.
L’autorità si conquista nel momento in cui dici: io so com’era questa scena. Non perché ho trovato un documento che lo prova. Perché ho capito chi erano queste persone.
Il salto
C’è un salto, nella scrittura storica, che nessuna ricerca può fare al posto tuo.
I documenti ti portano fino al bordo. Ti dicono: qui è successo qualcosa, in questo anno, con questi nomi. Ma cosa ha pensato quell’uomo mentre firmava quell’atto? Cosa ha detto sua moglie quando è tornato a casa? Come si sentiva una piazza alle cinque di mattina quando arrivava la notizia che tutto era cambiato?
Questo non lo sa nessuno. E tu devi deciderlo.
Non inventarlo a caso, ma deciderlo. Con tutto quello che hai letto, con tutto quello che hai capito di quel tempo e di quella gente. Con la responsabilità di chi sa che qualcuno, leggendo, crederà a quella scena.
Questo è il salto. E fa paura. Ma è lì che comincia il romanzo.
Cosa ho imparato
Ho imparato che la ricerca serve a guadagnarsi il diritto di immaginare. Non serve a sostituire l’immaginazione.
Ho imparato che la memoria familiare è una fonte storica a tutti gli effetti, con i suoi limiti e con una sua precisione che i documenti non hanno.
Ho imparato che l’autorità narrativa non si trova negli archivi. Si trova nel momento in cui smetti di avere paura di sbagliare e cominci a fidarti di quello che sai.
E ho imparato, questa è stata la sorpresa, che i lettori sentono la differenza. Non tra chi ha fatto più ricerca e chi ne ha fatta meno. Tra chi crede a quello che racconta e chi no.
Una domanda per voi
C’è qualcosa della vostra storia familiare, una persona, un episodio, un segreto mai del tutto chiarito, che avete sempre sentito ma mai messo per iscritto?
Cosa vi ha tenuto lontani da quella storia?
Scrivetelo nei commenti. Sono curioso davvero.
Vito La Marca
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